L’ultima Salita. Ieri i funerali di Felice Gimondi

L’ultima salita  e  quel lungo applauso di  tantissime persone ieri,  a Felice Gimondi,  hanno salutato l’amico , il ciclista , il campione morto venerdì a Naxos , mentre faceva il bagno. Un malore che a 77 anni ha intercorro la mitica storia dell’ex ciclista che ha tanto entusiasmato un’intera generazione di chi ama lo sport sulle due ruote.

Presenti nella gremitissima Chiesa di Paladina , Francesco Moser  Beppe Saronni, Paolo Salvoldelli  Moreno Argentin, Giambattista Baronchelli Claudio Corti, Mirco Gualdi, Gianluca Valoti, Rossella Di Leo e Beppe Vanenti e con le Autorità civili e Militari,  tra cui il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, il prefetto Elisabetta Margiacchi e i comandanti delle forze dell’ordine.

La bara dell’ex campione è stata portata a spalla dall’abitazione di Gimondi dove è stata celebrata la funzione funebre, fuori nella piazza tantissima gente.

A celebrare il funerale nella chiesa parrocchiale del piccolo paese in cui Gomindi viveva con la moglie Tiziana sono in rappresentanza del vescovo di Bergamo, monsignor Francesco Beschi il vicario generale della diocesi di Bergamo, monsignor Davide Pelucchi, che concelebra insieme al parroco di Paladina, don Vittorio Rossi, a monsignor Mansueto Callioni, parroco di Almè e guida spirituale della famiglia Gimondi e ad altri sei sacerdoti, oltre ai padri Giuseppini.

 

Oggi abbiamo bisogno di fare memoria: ciascuno di noi potrebbe ricordare oggi uno, dieci, cento episodi in cui Gimondi è entrato nella nostra vita, per dirgli grazie delle sue vittorie di campione, che infondevano coraggio orgoglio e gioia anche agli italiani che erano all’estero a lavorare come boscaioli in Savoia o minatori in Belgio”. Lo ha detto monsignor Mansueto Callioni, parroco di Almè e amico di lunga data della famiglia Gimondi nell’omelia. “Ma grazie lo diciamo non solo per le tue vittorie – ha aggiunto il sacerdote -, ma anche per le sue sconfitte da campione: ci hai insegnato a lottare sempre, a non cedere mai e a non arrendersi mai, perché nella vita non si può sempre vincere. Ora siamo qui a pregare per Felice e la sua famiglia, ma anche per tutti noi, per chiedere al Signore il conforto alla nostra sofferenza e la luce a tanti nostri interrogativi oscuri: perché Lui ci illumini attraverso la sua Parola”.