Calcio: il campionato si ferma per il Coronavirus, 3 scelte fra rischio e opportunità che il calcio – e tutti noi – dovremmmo cogliere

L’analisi del dottor Aiace Rusciano, psicologo ed esperto in data science già all’Ac Milan e ora in forza all’Ac ChievoVerona.  Come arginare l’impatto psicologico a breve, medio e lungo termine dell’emergenza coronavirus: “Tecnologie e risorse psicologiche sono le armi a disposizione degli atleti e dei Team

In questo momento storico l’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova l’Italia e gli italiani, in tutti i settori, compreso quello calcistico, che deve adeguarsi per vincere la partita più difficile.  È di ieri sera la notizia della positività al test di Daniele Rugani, difensore della Juventus, e della conseguente disposizione della quarantena per lui e per tutta la squadra.

I bollettini medici assomigliano sempre di più a notiziari di guerra, con il numero delle vittime che aumenta di giorno in giorno, e almeno 12.462 persone contagiate e 827 decedute a oggi solo nel nostro Paese.

Fermarsi per contenere il diffondersi del contagio è un dovere morale, oltre che un obbligo ora imposto dall’ultimo DPCM, varato in data 9 marzo.

Dichiara Dott. Aiace Rusciano, psicologo e neuroscienziato, data scientist di Ac Milan Lab e ora in forza all’AC ChievoVerona: “Nell’attuale ‘guerra invisibile’ che il Paese sta affrontando ci sono ci sono tre scelte cruciali a cui il Calcio è chiamato, e che possono trasformarsi, se ben gestite, in altrettante opportunità, con effetti culturali, organizzativi e psicologici nel breve, medio e lungo termine”. 

Il primo scenario di rischio/opportunità è generato dal cronico ritardo nelle decisioni strategiche e coordinamento da parte del CONI, Leghe e organi preposti, che dovrebbero chiarire la gestione numerica di quanti giocatori.,modalità negli spazi degli allenamenti e la sospensione dei costi per i Clubs sportivi.  “È necessario accelerare ed il ‘timing’ in questa fase è cruciale”, sottolinea il dottor Aiace Rusciano. I modelli matematici previsionali dimostrano che l’insidia vera è il cosiddetto positivo asintomatico, che ha un R0 di 2,6. Un parametro importante, come confermato dai dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dai centri di ricerca internazionali, che rappresenta la trasmissibilità di una malattia infettiva: ogni persona positiva asintomatica riesce a contagiare 2,6 persone, con un effetto moltiplicatore nei contagi a cui, come è noto, la terapia intensiva non riesce a far fronte.  “C’è un obbligo morale del CONI e delle istituzioni a chiarire la situazione allenamenti e calendario sportivo, tutelando il patrimonio sportivo italiano”, esorta l’esperto.

 

Il secondo rischio è quello che corrono i Club, ma che può trasformarsi in un’opportunità di crescita  se decideranno di investire in tecnologia, monitoraggi e smart working nel calcio, trasformandosi in squadre, dirigenti, staff e organizzazioni nuove, più autonome e più forti. “Consiglio a tutti i Club di organizzarsi immediatamente per il ‘distance training’ monitorato e pianificato dei calciatori: con tecnologie come GPS, sensori e piattaforme informatiche è possibile monitorare l’allenamento e la condizione organica e psicologica motivazionale degli atleti.  Le capacità tecnico-tattiche con la palla non vengono meno, poiché sono mappe cognitive consolidate, quindi ‘imprintate’ nel cervello del calciatore, esattamente come lo è andare in bicicletta o nuotare. La tecnologia può aiutare anche in sessioni tattiche specifiche i Mister e gli staff, lavorando in sessioni individuali o di reparto sul campo e a distanza. I comportamenti che i Club del mondo calcistico e sportivo in toto adotteranno in questa fase rappresentano un grande investimento nei legami di fiducia e negli aspetti motivazionali della squadra che si ritroveranno sul campo, una volta passata l’emergenza”, esorta Rusciano.

Un terzo scenario di rischio/opportunità riguarda invece le dinamiche psicologiche. Il Paese intero sta vivendo un ‘disturbo post traumatico da stress’ a cui è necessario reagire con concretezza, lucidità e franchezza. “I nostri meccanismi psicologici tendono a mettere in campo risposte difensive a queste limitazioni, per ristabilire l’equilibrio consolidato, negando il rischio o la pericolosità, perché ritenuti non percepibili, e dunque superando le barriere ‘cognitive’ della mente. Lo stress e la paura non sono il problema, è la reazione allo stress ed il coraggio di agire che contano, ed il nostro cervello è programmato per dare anche questa risposta. Allenare le proprie abilità di resilienza significa prevenire psicopatologie cronico-disfunzionali”, spiega il neuroscienziato.

Una possibile seconda fonte di ansia può scaturire dallo ‘stress ambientale’, dallo stare a casa per tempi non abituali: “Per questo è necessario organizzarsi, ingegnarsi in modo proattivo – Come? – Elevando il proprio punto di vista, la propria prospettiva, da egoistica ed individualistica ad una più di ‘squadra’ e comunità, alta e valoriale, condividendo l’esperienza vissuta, comprendendo che è un evento epocale a cui tutti dobbiamo rispondere con resilienza e fermezza, con la consapevolezza che da una situazione che non ha precedenti ne usciremo mentalmente più forti”.  

Rusciano esorta i calciatori a comunicare attraverso i social, scendendo metaforicamente in campo, per motivare la comunità, trasmettere il proprio sostegno alla prevenzione e alle misure in atto, e a farsi portavoce di un senso di responsabilità collettivo: “I calciatori della serie A e B con cui lavoro e ho lavorato sono mossi da grande motivazione e capacità di adattamento ai cambiamenti, oltre ad essere degli opinion leader. Li invito a usare la propria voce per motivare e sostenere il Paese in questo momento difficile”.

Come responsabile dell’area psicologica e Lab dell’ Ac ChievoVerona ho messo a disposizione le mie competenze nel Club ed i miei studi di psicologia e neuropotenziamento di Verona e Venezia  per sessioni on line di gruppo gratuite, per allenarsi e fronteggiare e migliorare il controllo dell’ansia preventivamente, attraverso i training mentali che utilizzo per atleti e manager”.

Occorre rallentare la diffusione del virus e per farlo ognuno è chiamato a contribuire attraverso scelte e comportamenti responsabili. “Lo sport professionistico è fatto di valori, sofferenza, speranze e sogni ma anche di organizzazione, competenze e innovazione, ingredienti fondamentali e utili in questa fase. Il Calcio deve decidere come scendere in campo e deve giocare questa partita con la massima efficacia ed autorevolezza, in sinergia con le istituzioni”, conclude Rusciano.

Aiace Rusciano è neuroscienziato, psicologo e data scientist, Phd in neuroscienze cognitive presso l’Università di Trieste. Già responsabile Area psicologica e project leader del Lab psicofisiologico di AC Milan e Ac ChievoVerona. È scientific advisor per le multinazionali di data science Oracle e Reply Consulting.Dirige l’innovativo Master in Sport Neuroscience & Human Performance presso il CUI (Centro Universitario Internazionale) di Padova. Consulente per gli aspetti neuro-psicologici di atleti nazionali e internazionali di MotoGP, ciclismo, tennis, basket, golf e altre discipline. Tiene docenze e collabora in progetti di ricerca con il CNR, Università di Padova, Verona, Venezia e Trieste. http://www.aiacerusciano.com