ESCLUSIVA – Campagnaro, lo zio-giornalista: “E’ preoccupato per il Pescara, serve un miracolo! A Napoli una scena unica, sarebbe rimasto volentieri. Sul ritiro

Ci sono pareri contrastanti sull’Italia e forse è proprio per questo che fa sempre parlare di sé nel mondo. Sovente i Paesi circostanti, forse invidiosi delle bellezze paesaggistiche da lei ospitate, tendono a diffamarla e svergognarla. Eppure, a circa 12.000 km di distanza, là in America Latina dove si vive alla giornata, il nostro amato e odiato Bel Paese riscuote molti consensi. In Argentina, ad esempio, ogni bambino che coltiva il sogno di diventare calciatore vorrebbe approdare nella bella città di Napoli. Noi di Italiacalcio24.it abbiamo avuto il piacere di intervistare Sergio Castillo, collega argentino e zio di Hugo Campagnaro, ora in forza al Pescara ed ex giocatore del Napoli, il quale ci ha raccontato aneddoti interessanti connessi col passato del nipote, del presente al Pescara e fatto capire ancora meglio cosa vuol dire per un argentino giocare in Italia, specialmente nella squadra dove Maradona si è consacrato.

Il Pescara sta attraversando un periodo negativo. Il giocatore come sta?

“Hugo è molto preoccupato per la situazione del Pescara, che purtroppo non riesce ad avere un buon rendimento in questa Serie A. Quando lui arrivò a Pescara le intenzioni erano quelle di guadagnare la promozione in Serie A. Obiettivo che poi fu felicemente raggiunto. E bene, in questi due anni in forza agli abruzzesi Hugo è diventato come un leader della squadra. Il primo anno è stato veramente molto positivo per lui perché la squadra ha guadagnato subito la promozione in Serie A. Inoltre ha ricevuto l’affetto della piazza, della società e ha vissuto momenti indelebili. La città è molto piccola e lui e la famiglia stanno molto bene lì. Purtroppo le cose sono andate malissimo e il Pescara molto probabilmente dovrà rigiocare in Serie B l’anno prossimo: perché i risultati non stanno arrivando e ancora manca la prima vittoria in campionato”.

(Sergio Castillo)

E con Massimo Oddo i rapporti come sono? 

“Il rapporto con Oddo è eccellente. Lui è un allenatore molto vicino ai suoi calciatori, che parla molto con loro e dà sempre loro molti consigli utili. E’ una persona veramente squisita. Poi ricordiamoci che lui e Hugo hanno praticamente la stessa età, essendo Oddo un classe 1976, e quindi hanno un’intesa particolare. Purtroppo però il problema è la piazza, la stampa, i tifosi adirati. L’altro giorno durante la cena di Natale ci sono stati degli incidenti con la tifoseria, incandescente perché manca ancora la prima vittoria in questo campionato. Ma queste sono cose che accadono quando le cose non girano bene. Io credo che adesso al Pescara serva un miracolo per uscire da quest’amara situazione ed evitare la retrocessione”.

Come considera Campagnaro la sua parentesi al Napoli?

“Quando Hugo ha giocato nel Napoli in squadra c’erano campioni veramente straordinari come Hamsik, Cavani e Lavezzi. Ricordiamoci anche che sempre quando Hugo ha indossato la maglia azzurra sono arrivate grosse soddisfazioni: in Champions, ad esempio, il Napoli incontrò le due squadre che di lì a poco sarebbero arrivate in finale, ossia Bayern e Chelsea. In quei quattro anni Hugo è cresciuto veramente molto e ha anche vissuto momenti magnifici. Sarebbe rimasto volentieri al Napoli ma purtroppo la società non volle rinnovargli il contratto, altrimenti non avrebbe mai lasciato la piazza”, ha rivelato lo zio, continuando così: “Con i tifosi aveva un rapporto stupendo e a Castelvolturno era felice perché lì si respirava aria di tranquillità. E poi non dimentichiamoci che Hugo ha disputato ben 143 partite in azzurro e che grazie al Napoli ha guadagnato anche la convocazione in Nazionale. In seguito ha giocato il Mondiale ed è stato vice-campione del mondo con l’Argentina. Tutto ciò grazie alle buone prestazioni nel Napoli. E’ come un sogno per lui aver giocato in questa squadra. E’ cresciuto in una piccola e qua in Argentina se non giochi nel Boca o nel River non ti conosce nessuno. Infatti quando Hugo andò in Nazionale nessuno conosceva il suo nome”.

 

Nel futuro di Campagnaro cosa c’è?

“Se Hugo sta bene fisicamente potrebbe giocare ancora un paio d’anni. Lui ora di anni ne ha 36, è un grande professionista, non ha avuto grandi infortuni in carriera e quindi può continuare tranquillamente. La sua idea è quella di restare in Italia perché è lì che ha costruito la sua vita; i suoi figli sono italiani, tra l’altro uno è nato a anche a Napoli. Credo che Hugo rimarrà in Italia fino alla fine della sua carriera”.

Dal Deportivo Morón al Piacenza… fino alla consacrazione nel calcio italiano. Com’è stato per il giocatore raggiungere tale obiettivo?

“Io ho portato Hugo a Buenos Aires quando era ancora un ragazzino, l’ho portato nella squadra della mia città e nessuno si aspettava una carriera come quella che ha avuto. Ha cominciato nel Deportivo Morón, dove ha giocato per 6 anni, e i gli allenatori quando lo videro giocare dissero che aveva un futuro importante. E poi finalmente, a 21 anni, è partito per l’Italia. Lui ancora stenta a crederci. Ha fatto più di 400 gare nel calcio italiano”.

 

Lei cosa prova quando viene in Italia?

“Ho avuto il piacere di venire in Italia tante volte: sono stato a Piacenza, a Genova; sono stato a Napoli: lì ho tantissimi amici e adoro l’atmosfera che c’è là. In qualsiasi luogo io sia stato nessuno mi ha mai parlato male di Hugo, perché è un ragazzo volenteroso che dà tutto per la squadra in cui gioca”.

Gli “anni d’oro”, gli anni al Napoli… 

“Credo che gli anni al Napoli siano stati i migliori. In quegli anni il Napoli avrebbe potuto tranquillamente giocare per lo scudetto. Al San Paolo c’è un’atmosfera fantastica, è uno stadio con tanta storia. Per Hugo, per i calciatori argentini giocare nel Napoli è quasi come un sogno perché è la squadra dove Maradona ha giocato. Ricordo ancora alcune partite davvero emozionanti, tra cui quelle in Champions con il Chelsea. Allora fu un peccato perché Maggio si divorò incredibilmente il goal del 4-1 e poi a Londra il Napoli perse. Ma ricordiamoci che i Blues in quella edizione la Champions la vinsero. Hugo è stato uno dei beniamini della tifoseria e penso che abbia lasciato un bellissimo ricordo. Ha dato tutto per la maglia, per la società. Ricordo che i tifosi del Napoli lo salutarono con una cena prima che lui lasciasse la squadra. Non so quanti calciatori possono dire di aver ricevuto un tale regalo da una tifoseria. Le sue cavalcate dalla difesa penso che ancora oggi i tifosi le ricordano, così come quel goal alla Lazio, allo Stadio Olimpico, una semi-rovesciata meravigliosa che rimise il Napoli in corsa per la Champions. Un artista napoletano gli regalò un quadro fatto da lui che ritraeva proprio quella magia fatta all’Olimpico”.

Savatgore Varriale

FONTE: ITALIACALCIO24.IT

 

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