“MESSI OGGI può DRIBBLARE SENZA PRENDERE BOTTE. MARADONA UN FENOMENO: SE MANTIENI PALLA CON DONADONI, ANCELOTTI E RIJKAARD CHE FANNO PRESSING SEI MOLTO BRAVO” “CRUIJFF? IL MIO INSEGNANTE IN CAMPO”

L’ex calciatore e allenatore Ruud Gullit ha presentato questa mattina il suo libro “Non guardare la palla” ai microfoni di RTL 102.5 durante “Non Stop News” e ha parlato anche di due miti del calcio come il suo connazionale Johan Cruijff e Diego Armando Maradona.

Cruijff è stata una persona importante per me, quando giocavamo al Feyenoord era il mio insegnante in campo. Con la palla indicava ai giocatori dove andare, era bravo ad anticipare i problemi che potevano esserci e ho imparato molto da lui

Al Milan avevamo una squadra molto forte e quando hai Donadoni, Ancelotti e Rijkaard che fanno pressing su Maradona, e Maradona ha ancora la palla, devo dire che sei bravo, molto bravo. Ho visto Maradona anche con infortuni, ma non voleva mai lasciare il campo, era un fenomeno egli ho visto fare cose straordinarie. Quando vedo fare paragoni con Messi, con tutte le telecamere e la protezione che ha Messi adesso, lo paragono a Maradona che doveva dribblare, saltare i contrasti per non rompere la gamba, e adesso non si fanno più questi contrasti. Messi può dribblare tranquillamente senza prendere botte, mentre ai tempi Maradona si era già rotto la gamba, da Goikoetxea, perché lo cercavano, oggi non si fanno più queste cose. Vedere Maradona sotto queste pressioni e andare contro i migliori difensori del mondo, che giocavano in Italia… per me è un fenomeno.

C’è un ricordo di quel periodo, di quel campionato italiano incredibile, c’erano  Maradona, Platini, Zico, Van Basten…

All’epoca potevi avere solo tre stranieri e c’erano i migliori stranieri del mondo, e venivano in Italia, da tutti i Paesi del mondo. Il livello era talmente alto e difficile che devo dire di aver imparato molto da questi giocatori, perché dovevo essere ancora più bravo di loro. Dovevo lavorare, lavorare molto.

Il più bravo allenatore che hai avuto?

Difficile, sono tutti bravi e ognuno mi ha dato qualcosa di importante nella mia carriera. Dal 100% c’è sempre il 10% che prendi da uno, il 20% da un altro, ci sono anche tanti giocatori che mi hanno influenzato. Sono stato fortunato ad avere la gente giusta.

Quale è stata la partita che ricordi meglio?

Naturalmente il mio debutto, la prima da professionista con l’Haarlem contro il MVV, e dopo quando ho vinto la finale di Champions League contro lo Steaua Bucarest a Barcellona.

Poi c’è la finale dell’Europeo del 1988

Questo è il massimo. Vincere con la tua nazionale è la cosa più bella che c’è.