In ricordo di Gaetano Scirea , a 21 anni dalla sua scomparsa

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Giovedì 02 Settembre 2010
Un peso opprimente nel petto, gli occhi che si gonfiano di lacrime ed il ricordo che vola a quando con la sua inimitabile eleganza guidava la retroguardia della Juventus e della Nazionale: sono passati 21 anni dalla sua tragica scomparsa, ma quando il pensiero torna a soffermarsi su Gaetano Scirea, lo stato d’animo è il medesimo di quel maledetto 3 Settembre 1989, il giorno che ha strappato uno dei più grandi campioni italiani alla vita, alla sua famiglia ed ai suoi tifosi. Calcava i
campi della Serie A quando la numerazione andava ancora da 1 ad 11, non c’erano i nomi sulle casacche e si giocava in campionato solo la domenica, Niente anticipi e niente posticipi, il mercoledi era il giorno delle coppe europee e lui non era un ‘centrale difensivo’, come si chiama ora, ma un ‘Libero’. Probabilmente il miglior ‘Libero’ che la storia del calcio italiano abbia conosciuto, più di Franco Baresi.
Uno dei migliori della storia del calcio, se non il migliore insieme a Franz Beckenbauer. Un esempio di signorilità ed eleganza, un grande uomo prima ancora che un grande campione, uno di quelli rispettati e stimati a prescindere dalla casacca che indossava, quella della Juventus, e non solo perché era una colonna della Nazionale Campione del Mondo nel 1982. Mai una parola fuori posto, mai una polemica, un simbolo di correttezza dentro e fuori il rettangolo verde: quello che
una volta si chiamava ‘stile Juventus’ trovava in Scirea la sua incarnazione e la sua sublimazione. Il più fulgido esempio di fair play conosciuto, tanto che in tutta la sua lunga e dorata carriera
professionistica non subì mai un’espulsione o una squalifica. Un calciatore straordinario, capace di vincere con la maglia bianconera e con quella azzurra, da assoluto protagonista, tutto ciò che era
possibile: Scudetti, Coppe Italia, Coppa Uefa, Coppa delle Coppe, Coppa dei Campioni, Supercoppa Europea, Coppa intercontinentale, Mundialito per Club e Campionato del Mondo. Doti tecniche fuori dal comune che lo resero l’antesignano del difensore moderno. Gli inizi con l’Atalanta e poi una vita spesa con la Juventus e per la Juventus, tanto che con 552 partite disputate ha detenuto il record di presenze assolute con la maglia bianconera prima che Alessandro Del Piero lo detronizzasse in questa speciale classifica. Appesi gli scarpini al
chiodo, come ogni cavaliere che si rispetti, non abbandonò la sua ‘Vecchia Signora’ ed intraprese la carriera di allenatore, diventando il vice del fraterno amico e compagno di avventure Dino Zoff. Il 3 Settembre 1989, la morte lo sorprese sottoforma di incidente stradale quando si trovava in Polonia per osservare il prossimo avversario europeo della sua Juve, il Gòrnik Zabrze. L’impatto tra la sua auto ed un camioncino, l’incendio e Gaetano che lascia la moglie Mariella ed il figlio Riccardo per sempre. Un uomo ed un campione al quale la Juventus dovrebbe attribuire l’onore del ritiro della maglia, quella casacca numero 6 che nessuno è degno di indossare. La ‘’Restaurazione Bianconera’ con Andrea Agnelli dovrebbe in tal senso omaggiare il suo Campione, ponendo rimedio all’inspiegabile lacuna. Tutto questo ed altro ancora era Gaetano Scirea, indimenticato ed indimenticabile campione, il cui ricordo non può essere sbiadito né mai scalfito dall’inesorabile scorrere del tempo.
( Luciano Rapa)
Scritto da Luciano Rapa   
 

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